Rei per condivisione

Negli eventi live presenziano sempre tanti fotografi ed in questo campo più che in tanti altri, si percepisce la compezione: siamo prigionieri dall’ansia da prestazione, che ci pone sotto palco come fossimo in guerra tutti contro tutti. In realtà, tra di noi c’è rispetto, stima, amicizia (per pochi e non per tutti), ma la tensione è sempre alta. Ciascuno di noi vuole poi pubblicare subito le foto, per dovere, per scelta, per spararsi la posa, per essere notato e magari avere qualche ingaggio da chissà chi. Allora partono le pubblicazioni suI siti web delle testate che ci hanno accreditato, i nostri siti personali, i Social Media, Whatsapp, Telegram e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò è sacrosanto se si vuole vivere, lavorando nel mondo della Live Music Photography ed io non mi escludo da questo giochino perverso!
Martedì scorso, sono stato ad un spettacolo per realizzare un reportage: destinazione San Salvatore Monferrato (AL), presso il teatro comunale, dove il giornalista Enrico Deregibus ha intervistato Marina Rei. Fotografi presenti all’evento: due, appartenenti alla stessa webzine SonoGrafia. Il motivo è presto detto: avendo ampliato l’organico dei collaboratori ho portato con me un bravissimo fotografo, Stefano Introvigne, il quale ha sempre lavorato in un altro genere di fotografia e mai in quello dei live show. A questo punto, combattuto se “competere” sullo stesso reportage o altro, ho optato per una soluzione diversa: ho lasciato a lui campo libero, per potersi addentrare come meglio credesse in questo affascinante mondo ed io ho solamente pubblicato la foto di copertina e le foto sul canale Instagram: un risultato molto soddisfacente.
Morale della favola: non mi sono sentito castrato, ho provato piacere e benessere nel aver fatto un passo indietro ed aver lasciato il campo ad un collega ed amico, pur fotografando ugualmente, divertendosi insieme e non accavallandosi mai: questa è la vera essenza della comunicazione fotografica, a mio parere. La Fotografia, soprattutto quella dei concerti, non è inflazionata e c’è spazio per tutti: sono voci messe in giro da coloro che non si vogliono sbattere più di tanto e mantenere il proprio orticello senza crescere, o senza dar modo ad altri di crescere: dare spazio, fa bene a tutti!
A questo punto qualcuno leggendo queste mie parole, perchè qualcuno c’è, e starà più o meno pensando: “Guarda, guarda Gianluca Talento che predica bene, parla di buoni propositi, di lasciare spazio, fare un passo indietro, però intanto la sua galleria di foto la pubblica lo stesso”. Sì, è vero, ma in un altro ambito, in un altro contesto, per un’altra causa. Poi che volete che vi dica, nessuno è perfetto, neanche io, perchè anche io sono prigioniero della condivisione… tutti siamo Rei per condivisione!
Ecco la photogallery!

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Fotografia… grazie a Dio!

Sono appena finite le festività natalizie e la Fotografia festeggia nuovamente: oggi compie 180 anni la Dagherrotipia. Questo è il primo processo rudimentale per lo sviluppo delle immagini inventato da Louis Daguerre utilizzando una lastra di rame e del bitume della Giudea: il primo dono di Dio per la fotografia stampata, non solo per la sua provenienza. Tecnicamente la lastra di rame è cosparsa di una soluzione elettrolitica di argento e ricoperta di bitume, prima dell’esposizione. Dopo avere esposto il sistema alla luce, come un normale rullino, il bitume non indurito è rimosso e la lastra è poi sottoposta ai vapori di iodio. L’esposizione annerisce la soluzione d’argento sopra alla lastra di rame. Una volta completato lo sviluppo, si toglie anche il restante bitume, che porta alla luce l’argento non intaccato dal processo, fornendo una immagine lucente del soggetto.

Il secondo dono in fotografia, per l’essere umano è la sua capacità di inventare e perfezionare processi, che hanno portato il mondo dell’immagine alla realizzazione della pellicola, innovazione del dagherrotipismo, diffusissima prima dell’introduzione in commercio del sistema fotografico digitale.

L’intuizione di Daguerre non è stata utilizzata solo in fotografia, ma la si può trovare anche in altri laboratori, ancora oggi, come quelli di Elettronica Industriale in cui alcuni prototipi di circuiti stampati sono realizzati partendo da una lastra di rame fotosensibile, un materiale coprente e da uno reagente.

E’ importante imparare e ricordare tecniche oggi non più in uso nel mondo dello scatto, perchè hanno ancora qualcosa di magico, di misterioso ed affascinante.

Il giorno dopo l’Epifania, ci arricchisce da circa due secoli con il terzo dono, quello più prezioso: la conoscenza di un caposaldo della Fotografia.

 

 

 
Exif: Nikon D500, Nikkor AF-S 50mm f/1.8G, f/16, 2,5sec., ISO 300;
Edit grafico con Corel PaintShop Pro X9 (realizzazione effetto Dagherrotipia a più layer), finiture con Nik Analog Efex Pro 2



Fotosviluppo e Fotoritocco

Per la fine dell’anno, ripropongo un argomento che mi sta molto a cuore: la post-produzione. Ho avuto modo di parlarne nei miei corsi di fotografia ed è stato un tema dibattuto con tanti fotografi.
Di seguito riporto, paro paro, il testo già pubblicato su un altro mio vecchio blog “Foto Sonora“. Non è una forma di riciclaggio per riempire pagine, ma un altro spunto di riflessione. Se volete in fondo alla pagina lasciate un commento, dando il vostro punto di vista. Grazie e Buon Anno a tutti!

[…]

Quando la fotografia più diffusa era analogica, chi si occupava di tutto il processo di sviluppo e stampa erano i laboratori professionali e i minilab, o un numero ristretto di appassionati che investiva parecchi soldi nell’ attrezzatura necessaria.

Lo sviluppo del rullino e poi successivamente la stampa su carta chimica, implicavano una buona conoscenza del procedimento e dei prodotti utilizzati. Tra questi tecnici, i più bravi, usavano tecniche di ritocco per eliminare alcune imperfezioni, raramente aggiungere soggetti per riequilibrare la composizione, oppure facendo sparire degli elementi non graditi del’immagine: queste persone erano considerati dei veri e propri alchimisti, ‘artigiani della luce’.

Con l’avvento della fotografia digitale, il modo di fare fotografia è completamente cambiato. Ormai quasi tutti hanno una fotocamera digitale, un computer, un programma di fotoritocco ed una stampante, mettendo a disposizioni di molti quello che prima era di pochi: stampare da soli le proprie fotografie. Le macchine fotografiche digitali, col passare del tempo, hanno raggiunto livelli di qualità eccellente (prendendo anche in considerazione le compatte).

Le stampanti a getto di inchiostro odierne hanno un livello qualitativo di stampa molto alto, con un’ottima definizione, utilizzano singole cartucce in set di quadricromia o di esacromia, e carta fotografica di diversa grammatura e superficie. Comunque sia, nulla vieta di mettere le foto su un supporto digitale, CD o penna USB, e farle stampare su carta chimica, in un comune laboratorio. Dato che il sistema digitale è alla portata di tutti, oggi non è infrequente che si avanzino dubbi sull’autenticità di un scatto. Si considera spesso il fotoritocco un abuso, uno stratagemma per rendere più bella l’immagine a scapito dell’ autenticità dello scatto originale. Come se il fotoritocco tradisse in ogni caso la funzione primaria della fotografia, ossia copiare fedelmente la realtà.

Com’è cambiato il mondo: prima il fotografo che ritoccava era un mago, ora è uno che altera la realtà.
Ho provato a cercare su Google la parola fotoritocco, ed in linea di massima, questo termine è utilizzato in argomenti in cui si parla di immagini e non propriamente di foto, in un ambito quasi sempre grafico. Ho provato così a cercare la parola fotosviluppo, ma non ho trovato una definizione. Ho pensato che, essendoci una nuova visione della fotografia con il passaggio al digitale, fosse necessario fare un po’ di chiarezza in tal senso. Si potrebbe introdurre il termine fotosviluppo, diverso dal fotoritocco, per non arrivare a confondere il fotografo con il grafico, e la fotografia con l’immagine.
Il fotosviluppo, rispetto al fotoritocco, sarebbe in senso pratico come paragonare una donna che si trucca, (fotosviluppo) rispetto ad una donna che si fa il lifting (fotoritocco).

Soffermiamoci sul primo aspetto, anche perchè quasi tutti sanno che cosa è il fotoritocco, e per chi non lo sa, in rete ci sono un sacco di fonti che lo descrivono ampiamente con definizioni, tutorials, ecc.
Il fotosviluppo digitale, rappresenta la post-produzione che non modifica l’intima natura della foto, ma permette allo scatto generato dalla fotocamera digitale di ‘tirar fuori’ elementi, colori ed altri particolari presenti nello scatto, ma non chiaramente visibili.

In un certo senso, rifacendosi alla fotografia chimica, è come se la macchina fotografica digitale impressionasse elettronicamente un rullino virtuale (scheda di memoria) e che questo debba essere sviluppato al meglio per ottenere la fotografia finale, ricca di particolari nelle luci e nelle ombre e con la migliore definizione possibile, cercando di contenere la grana. Quindi in linea di massima, il fotosviluppo ed ogni azione eseguita col programma di editing, mira a generare un camiamento omogeneo, lineare: come nell’applicazione di un filtro ad esempio. Una volta si usavano dei filtri da avvitare davanti all’obiettivo prima di scattare, ora con programmi di editing fotografico, si applicano dei filtri dopo che la foto è stata scattata.
Purtroppo la linea di confine tra fotoritocco e fotosviluppo non è così netta. La fotografia digitale ha dato modo di produrre molti più scatti di qualità, sia per la possibilità di vedere subito lo scatto ed eventualmente di ripeterlo con qualche modifica, sia perché è in grado di realizzare scatti di buona qualità anche con scarsa presenza di luce.

A questo si aggiunga la potenzialità data dai programmi di post-produzione di attenuare ulteriormente il rumore, di aumentare l’effetto presenza, o ad esempio di regolare i canali colore in modo da ottenere foto realistiche e ben bilanciate. Ma se ciò non bastasse, l’editing permette con un timbro clone, con una gomma, di modificare ulteriormente l’intima natura della foto, rendendo eccellente quella che prima era una foto discreta, eliminando non solo i difetti e le aberrazioni delle ottiche, ma soprattutto particolari indesiderati, macchie, oppure soggetti che in qualche modo non fanno parte del racconto che vogliamo trasmettere con l’immagine. Modificando l’intima natura della foto, si passa così al vero fotoritocco, ma non credo che nella maggior parte dei casi ci sia nulla di male, basta non esagerare. Non è “far diventare la realtà finzione”, ma è solo utilizzare in modo adeguato uno strumento per adattare l’immagine al ricordo del fotografo, alla sua visione della realtà che aveva di fronte.

La fotografia è rimasta quella che era, sono però cambiati i mezzi, che ora sono più potenti e veloci, ma la finalità è la stessa: cercare di ottenere una copia della realtà, la versione migliore possibile, che possa suscitare emozioni in chi la osserva.

Si ringrazia per la cortese collaborazione il Sig. Claudio De Simoni – esperto di fotografia forense

[…]

 

 

 
Photomerge:
Fotoritocco scatto di sinistra (scritta “AUGURI”)
Exif: Nikon D500, Sigma 18-50mm f/2.8-4.5 DC OS HSM su 24mm, f/22, 20sec., ISO 250;
Edit grafico centrale con Corel PaintShop Pro X9 (scritta “BUON 2019 A TUTTI!” con pennellata di sfondo );
Fotosviluppo scatto di destra (bottiglia con fiocco rosso)
Exif:
Nikon D500, Nikkor AF-S 50mm f/1.8G, f/22, 1/250sec., ISO 200



Preparati e Presenti!

La Fotografia ha quasi trecento anni di vita. Solo nell’ultimo decennio, però lo strumento fotografico si è diffuso in modo capillare, grazie agli smartphone. A causa della loro semplicità d’uso, con la possibilità di effettuare correzioni o di inserire effetti, tanti si sono improvvisati fotografi. Inquadrare un soggetto su uno schermo e premere un pulsante virtuale su di esso è elaborare attraverso un circuito in modo automatico un’immagine. La Fotografia è altra cosa: è una scienza esatta ed allo stesso tempo un’arte, come la Musica, dove ci possono essere autodidatti che esprimono il loro estro e la loro fantasia senza conoscere la teoria, ma sono rare eccezioni. Nella Fotografia vale lo stesso principio. Nella maggior parte dei casi comunque è necessario essere… Preparati. Partiamo dal presupposto che si tratta di un linguaggio, una forma di comunicazione ed in quanto tale deve essere usata, proprio come la lingua parlata, nel modo corretto. Come ogni forma di comunicazione ha delle regole da seguire per giungere alla piena comprensione. Per far ciò bisogna studiare, imparando le regole fondamentali e provando ad applicarle facendo molta pratica. Gli errori saranno tantissimi, gli scatti da buttare un’infinità, ma è proprio lavorando, sudando, “facendosi il mazzo” che si ottengono i migliori risultati. Altro punto fondamentale è non sentirsi mai arrivati. Avere la costanza e la curiosità di provare ad esercitarsi in vari argomenti: paesaggistica, macro, moda, cibo, musica, ecc. Cercare lo scatto “felice” e nel caso migliorarlo ulteriormente con la post-produzione. La domanda fondamentale da farsi è: “Come posso migliorare lo scatto, facendo in modo che la mia foto possa trasmettere ciò che io voglio dire?” Se è il caso e c’è la possibilità, mettere da parte gli scatti e produrne altri. Per schiarirsi le idee a volte è necessario anche vedere, guardare ed osservare il lavoro degli altri che può insegnare qualcosa (cosa fare o non fare): non copiare, ma cercare di catturare l’essenza di ciò che gli altri vogliono dirci con le loro fotografie e trovare il nostro modo di raccontare. Quindi dopo tutto questo “pippone magistrale”, dribblando le persone che chiedono “Scusa, se hai due minuti di tempo mi fai due scatti?”…dovendo scattare nel modo giusto, perchè la Fotografia è spassosamente seria, l’unica cosa che bisogna fare, salvo rare eccezioni come aver davanti un leone, è essere… Presenti!

 

 
Exif: Nikon D300s, Nikkor VR 18-55mm f/3.5-5.6G su 35mm, f/10, 13sec., ISO 400



Il Primo Articolo


Salve,
in realtà questo non è un vero e proprio articolo, ma un modo per esprimere il mio BENVENUTO!
TALENTO E FOTOGRAFIA è una pagina social che esiste da poco più di un anno. E’ nata ora l’esigenza di espandersi e di creare un vero e proprio blog per interagire maggiormente con i follower che presto o tardi saranno duemila [e spero anche di più col passare del tempo].
Per me TALENTO E FOTOGRAFIA non è solo una pagina, ma una filosofia di vita, un modo di pensare, osservando il mondo tridimensionale, portandolo nel bidimensionale: la Fotografia!
Per quanto riguarda Talento, beh!, è il mio cognome.
Attendo vostre notizie, nel frattempo, di tanto in tanto, mi faccio vivo io!

CLICK!

 

Exif: Nikon D60, Nikkor VR 18-55mm f/3.5-5.6G su 40mm, f/8, 1/800sec., ISO 400
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