Fotosviluppo e Fotoritocco

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Per la fine dell’anno, ripropongo un argomento che mi sta molto a cuore: la post-produzione. Ho avuto modo di parlarne nei miei corsi di fotografia ed è stato un tema dibattuto con tanti fotografi.
Di seguito riporto, paro paro, il testo già pubblicato su un altro mio vecchio blog “Foto Sonora“. Non è una forma di riciclaggio per riempire pagine, ma un altro spunto di riflessione. Se volete in fondo alla pagina lasciate un commento, dando il vostro punto di vista. Grazie e Buon Anno a tutti!

[…]

Quando la fotografia più diffusa era analogica, chi si occupava di tutto il processo di sviluppo e stampa erano i laboratori professionali e i minilab, o un numero ristretto di appassionati che investiva parecchi soldi nell’ attrezzatura necessaria.

Lo sviluppo del rullino e poi successivamente la stampa su carta chimica, implicavano una buona conoscenza del procedimento e dei prodotti utilizzati. Tra questi tecnici, i più bravi, usavano tecniche di ritocco per eliminare alcune imperfezioni, raramente aggiungere soggetti per riequilibrare la composizione, oppure facendo sparire degli elementi non graditi del’immagine: queste persone erano considerati dei veri e propri alchimisti, ‘artigiani della luce’.

Con l’avvento della fotografia digitale, il modo di fare fotografia è completamente cambiato. Ormai quasi tutti hanno una fotocamera digitale, un computer, un programma di fotoritocco ed una stampante, mettendo a disposizioni di molti quello che prima era di pochi: stampare da soli le proprie fotografie. Le macchine fotografiche digitali, col passare del tempo, hanno raggiunto livelli di qualità eccellente (prendendo anche in considerazione le compatte).

Le stampanti a getto di inchiostro odierne hanno un livello qualitativo di stampa molto alto, con un’ottima definizione, utilizzano singole cartucce in set di quadricromia o di esacromia, e carta fotografica di diversa grammatura e superficie. Comunque sia, nulla vieta di mettere le foto su un supporto digitale, CD o penna USB, e farle stampare su carta chimica, in un comune laboratorio. Dato che il sistema digitale è alla portata di tutti, oggi non è infrequente che si avanzino dubbi sull’autenticità di un scatto. Si considera spesso il fotoritocco un abuso, uno stratagemma per rendere più bella l’immagine a scapito dell’ autenticità dello scatto originale. Come se il fotoritocco tradisse in ogni caso la funzione primaria della fotografia, ossia copiare fedelmente la realtà.

Com’è cambiato il mondo: prima il fotografo che ritoccava era un mago, ora è uno che altera la realtà.
Ho provato a cercare su Google la parola fotoritocco, ed in linea di massima, questo termine è utilizzato in argomenti in cui si parla di immagini e non propriamente di foto, in un ambito quasi sempre grafico. Ho provato così a cercare la parola fotosviluppo, ma non ho trovato una definizione. Ho pensato che, essendoci una nuova visione della fotografia con il passaggio al digitale, fosse necessario fare un po’ di chiarezza in tal senso. Si potrebbe introdurre il termine fotosviluppo, diverso dal fotoritocco, per non arrivare a confondere il fotografo con il grafico, e la fotografia con l’immagine.
Il fotosviluppo, rispetto al fotoritocco, sarebbe in senso pratico come paragonare una donna che si trucca, (fotosviluppo) rispetto ad una donna che si fa il lifting (fotoritocco).

Soffermiamoci sul primo aspetto, anche perchè quasi tutti sanno che cosa è il fotoritocco, e per chi non lo sa, in rete ci sono un sacco di fonti che lo descrivono ampiamente con definizioni, tutorials, ecc.
Il fotosviluppo digitale, rappresenta la post-produzione che non modifica l’intima natura della foto, ma permette allo scatto generato dalla fotocamera digitale di ‘tirar fuori’ elementi, colori ed altri particolari presenti nello scatto, ma non chiaramente visibili.

In un certo senso, rifacendosi alla fotografia chimica, è come se la macchina fotografica digitale impressionasse elettronicamente un rullino virtuale (scheda di memoria) e che questo debba essere sviluppato al meglio per ottenere la fotografia finale, ricca di particolari nelle luci e nelle ombre e con la migliore definizione possibile, cercando di contenere la grana. Quindi in linea di massima, il fotosviluppo ed ogni azione eseguita col programma di editing, mira a generare un camiamento omogeneo, lineare: come nell’applicazione di un filtro ad esempio. Una volta si usavano dei filtri da avvitare davanti all’obiettivo prima di scattare, ora con programmi di editing fotografico, si applicano dei filtri dopo che la foto è stata scattata.
Purtroppo la linea di confine tra fotoritocco e fotosviluppo non è così netta. La fotografia digitale ha dato modo di produrre molti più scatti di qualità, sia per la possibilità di vedere subito lo scatto ed eventualmente di ripeterlo con qualche modifica, sia perché è in grado di realizzare scatti di buona qualità anche con scarsa presenza di luce.

A questo si aggiunga la potenzialità data dai programmi di post-produzione di attenuare ulteriormente il rumore, di aumentare l’effetto presenza, o ad esempio di regolare i canali colore in modo da ottenere foto realistiche e ben bilanciate. Ma se ciò non bastasse, l’editing permette con un timbro clone, con una gomma, di modificare ulteriormente l’intima natura della foto, rendendo eccellente quella che prima era una foto discreta, eliminando non solo i difetti e le aberrazioni delle ottiche, ma soprattutto particolari indesiderati, macchie, oppure soggetti che in qualche modo non fanno parte del racconto che vogliamo trasmettere con l’immagine. Modificando l’intima natura della foto, si passa così al vero fotoritocco, ma non credo che nella maggior parte dei casi ci sia nulla di male, basta non esagerare. Non è “far diventare la realtà finzione”, ma è solo utilizzare in modo adeguato uno strumento per adattare l’immagine al ricordo del fotografo, alla sua visione della realtà che aveva di fronte.

La fotografia è rimasta quella che era, sono però cambiati i mezzi, che ora sono più potenti e veloci, ma la finalità è la stessa: cercare di ottenere una copia della realtà, la versione migliore possibile, che possa suscitare emozioni in chi la osserva.

Si ringrazia per la cortese collaborazione il Sig. Claudio De Simoni – esperto di fotografia forense

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Photomerge:
Fotoritocco scatto di sinistra (scritta “AUGURI”)
Exif: Nikon D500, Sigma 18-50mm f/2.8-4.5 DC OS HSM su 24mm, f/22, 20sec., ISO 250;
Edit grafico centrale con Corel PaintShop Pro X9 (scritta “BUON 2019 A TUTTI!” con pennellata di sfondo );
Fotosviluppo scatto di destra (bottiglia con fiocco rosso)
Exif:
Nikon D500, Nikkor AF-S 50mm f/1.8G, f/22, 1/250sec., ISO 200
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