La Fotografia al tempo del Covid-19

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La Costituzione Italiana sancisce attraverso l’art.21, come l’art.19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il diritto di cronaca e la libertà di pensiero.
Tutto ciò deve essere garantito nel tempo ordinario, ma anche in momenti straordinari, come nei giorni trascorsi durante una Pandemia.
Quando si vengono a creare quest’ultime condizioni, sono momenti drammatici, ma che ugualmente necessitano di essere fissati nella memoria colletiva di tutti noi, documentandoli per le generazioni future,
in modo che tale periodo non finisca solo nei libri di storia, ma sia anche una pietra miliare oltrepassata la quale, l’essere umano  possa riscontrare oggettivamente la sua evoluzione, riflettendo sugli errori e gioendo delle conquiste.
Nello specifico, quando venne scoperto il Coronavirus nell’uomo, non si era pensato che la situazione potesse degenerare in modo spaventoso e così ciascuno Stato della Terra, singolarmente o in forma associativa, in tempi successivi è dovuto correre ai ripari attraverso gli organi di Governo, prendendo decisioni difficili, a volte impopolari, ma con la finalità di tutelare la salute di tutti i cittadini.
Quindi si è venuto a creare un tempo inconsueto, fatto di gesti e di contesti quotidiani alternativi, che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto facenti parte della trama ideale di qualche film catastrofico. Ma non lo è, quindi ancor più nelle situazioni straordianrie, la Fotografia diventa documento ed il fotografo portatore di testimonianza. Se si riesce a fare un buon lavoro, ripenseremo sicuramente a questi momenti in modo vivo, guardando le fotografie, piangendo e ricordando i nostri morti, ma allo stesso tempo avremo la consolazione nel cuore di aver colto un’opportunità per il cambiamento, il nostro “positivo” cambiamento.
Tornando al tempo in cui stiamo vivendo, cioè il tempo del Covid-19, siamo costretti a stare a casa, salvo motivi urgenti, di lavoro o di salute e quindi vincolati nella nostra libertà: tutto ciò crea grandi tensioni sociali, perchè essendo individui, ognuno nel proprio intimo la ragiona a modo suo. Quello a cui dovremmo pensare è il bene comune, perchè in questo momento è più importante: stare il più possibile a casa per tutelare la salute collettiva.
Fatta questa premessa, una potenziale domanda di chi sta leggendo questo scritto è: “Ma tutto questo con la Fotografia che centra?”. Arrivo al punto.
La Fotografia, non è un semplice click, ma è l’azione che il nostro dito compie per uno stimolo del cervello: l’impulso avviene in base al nostro vissuto, a ciò in cui crediamo, alle nostre emozioni ed in base a quello che la realtà suscita nell’occhio di noi che osserviamo. Quindi la Fotografia è generata e genera a sua volta interessi composti.
Per mettere il focus personale su quanto espresso precedentemente, ho deciso di dare il mio piccolo contributo pubblicando sulla mia pagina social “Talento e Fotografia” una serie di fotografie in un album chiamato “Covid-19 Days”, senza violare le regole ed usando gli accorgimenti che ormai da circa dieci anni adotto.
Nel frattempo però, nonostante le restrizioni imposte dal Governo, a tutti i livelli si riscontra che alcuni individui non rispettano le regole, uscendo in modo indisciplinato: chi corre, chi staziona in luoghi pubblici, assembramenti vari, chi semplicemente svolge azioni quotidianamente plausibili in “tempi normali”, ecc. Così ho deciso di pubblicare uno spin-off documentale-fotografico denominato “Covidori” [storpiatura del termine corridori, facendo uso del rotacismo, indicando gente iperattiva, per estensione gente attiva ed operosa (ndr)] riferito a questo aspetto, per immortalare anche questo spaccato di vita: qualcosa che potesse evidenziare questo disagio della limitazione della libertà e tutte le sue forme di azione e reazione.
Considerata la delicatezza dell’argomento e tutto quanto espresso precedentemente, ho reso non visibili i volti delle persone [attraverso opportune inquadrature o sfocature (ndr)], ovvero senza denigrare od offendere, ma semplicemente cercando di dare la visione oggettiva di ciò che mi circonda nel mio breve tragitto casa-lavoro. Dopo alcuni giorni la messa on-line di queste foto, mi è stata recapitata, da persone infastidite da questa pubblicazione, l’informazione che alcune testate giornalistiche hanno fatto uscire articoli con titoli tipo: “Chi posta foto dei trasgressori rischia il penale”. Ho pensato: “Beh, siamo alle solite! Anzichè cercare di far passare il messaggio che dobbiamo stare tutti a casa, passa il messaggio che i trasgressori vanno tutelati”. A questo punto, ho riscontrato alcuni fotoamatori e fotografi professionisti desistere, perchè impauriti, facendo gongolare chi ha voglia di evadere anche per un solo momento, facendo qualsiasi cosa e non capendo che così si può minare per negligenza, imprudenza e imperizia la salute pubblica, rischiando di prolungare questo periodo di costrizione.
A questo punto vorrei fosse fatta chiarezza, semplicemente facendo una analisi logica del problema, secondo quanto ho già vissuto sulla mia pelle: “Si evidenzia il fatto che noi abbiamo fotografato dei trasgressori, quindi il trasgressore è già qualcuno che agisce volontariamente in contrasto con determinate norme che tutelano la salute pubblica: fatto di per se gravissimo. E chi fotografa queste persone rischia il penale? Non è logico. Ed il diritto di cronaca? La libertà di pensiero? L’evidenziare uno spaccato della società, non è fattibile? E la salute pubblica? Il trasgressore, su entrambe i fronti, può essere riconosciuto tale solo dagli Organi competenti. Nella parte del fotografo, sostengo che egli debba fare la sua parte nel rispetto delle norme. Risulta evidente che alle persone non si debbano fare dei primi piani e non pubblicare le foto in cui sono pubblicamente riconoscibili senza liberatoria. Non si fa! Ma nel momento in cui contestualizzo una determinata situazione sul suolo pubblico, fotografo semplicemente la realtà, senza troppe polemiche inutili. Guardiamo i fatti!”
Vorrei ribadire a tutti, fotografi e non, di fotografare la realtà: “Non abbiate paura di fotografare la realtà, ma fatelo con testa, occhio e cuore”. Vi ricordo, nuovamente: “Finchè si è sul suolo pubblico e si scatta, lo scrive anche la Cassazione, la foto è semplicemente l’estensione della nostra memoria. Nel momento in cui pubblichiamo le foto dobbiamo tenere ben presente” – come sopra enunciato – “che le persone raffigurate non devono esser soggette a primi piani e riconoscibili pubblicamente [identificazione certa (ndr)], perchè altrimenti ci va la liberatoria firmata per la pubblicazione, ovvero evitare che gli atteggiamenti raffigurati non danneggino l’immagine e il decoro dell’individuo fotografato o che non urtino la sensibilità dell’opinione pubblica: senza provocare alcun tipo di detrimento. Bisogna usare la testa con il buon senso, il cuore con le sue sensazioni e l’occhio con una buona inquadratura. Punto e stop”.
Per il resto, sopratutto adesso, buona Luce a tutti!

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